39. L'eredit asiatica dell'impero mongolo.

   Da: G. Hambly, Storia dell'Asia centrale, Feltrinelli, Milano,
1970

 Se, grazie al dominio mongolo, un patrimonio di mercanzie e di
conoscenze stava incanalandosi con pi facilit dall'Oriente verso
Occidente, mentre contemporaneamente nasceva una ricca letteratura
di viaggi, in Asia, come rileva qui l'autore, il ricordo del vasto
impero dei mongoli, che si era avvalso di un eterogeneo staff di
collaboratori, non and disperso, ma serv da base ideologica e
politica per l'affermazione di popoli e dinastie.
La pax mongolica fu una realt che permise agli uomini di
viaggiare con relativa sicurezza dalla Crimea alla Corea, cos che
idee, invenzioni e merci poterono passare da un capo all'altro del
mondo allora conosciuto. Mercanti veneziani a Pechino, emissari
mongoli a Bordeaux e Northampton, consoli genovesi a Tabriz,
artigiani francesi a Karakorum, motivi uigurici [relativi agli
uiguri, popolazione turca sconfitta dai mongoli] e cinesi nella
pittura iranica, funzionari doganali arabi in Cina e diritto
mongolico in Egitto dimostrano che il mondo del tredicesimo secolo
stava diventando pi piccolo; in questo senso il libro di Marco
Polo non  solo una sorta di catalogo di meraviglie ma simboleggia
l'alba di una nuova era. I contatti tra l'Oriente e l'Occidente
contribuirono senza dubbio ad allargare l'orizzonte dell'Europa
del basso Medioevo e del primo Rinascimento, mentre i viaggi per
mare di Portoghesi e Spagnoli nel quindicesimo secolo furono il
diretto risultato del diffondersi della conoscenza del lontano
Oriente grazie agli scritti di Marco Polo e di altri viaggiatori
europei del periodo mongolo.
   In Asia i successi di Gengis Khan fecero sorgere un nuovo
concetto dell' imperium che senza dubbio colp l'immaginazione
degli uomini, anche se all'inizio la reazione predominante fu di
terrore. Ma poi il ricordo del suo impero sollecit la fantasia
delle generazioni successive quanto quello dell'Impero di Carlo
Magno per l'Europa medioevale. Non  un caso se i maggiori Stati
musulmani dell'era post-mongolica - i Timuridi [discendenti di
Tamerlano] nell'Asia centrale e in India, i Safavidi [dinastia
musulmana che domin la Persia fra il sedicesimo e il diciottesimo
secolo], gli Ottomani, gli Uzbeki e i Mamelucchi in Egitto
[uzbeki: nomadi turco-mongoli stanziati nel sud-est del lago di
Aral; mamelucchi: milizie turche, di origine servile, che
dominarono l'Egitto dal tredicesimo al sedicesimo secolo] -
sembravano tutti acquisire una stabilit istituzionale e una
capacit di sopravvivenza superiore a quelle dei regni musulmani
del periodo pre-mongolico. Dovettero qualcosa all'esempio mongolo?
Certo dopo la caduta dell'impero mongolo ogni piccolo principe
dell'Asia centrale cerc, se possibile, di legittimare il proprio
regno dichiarandosi discendente di Gengis Khan e persino i Gran
Mogol dell'India sottolinearono la loro discendenza da [...]
Tamerlano. Il testamento di Asaf Jah primo, primo nizam [titolo
attribuito ai principi musulmani dell'India] del Deccan alla met
del diciottesimo secolo, ingiunse al sovrano di vivere sotto la
tenda: una norma che risale certamente agli uomini che per primi
redassero la Yasa [codice di comportamento delle locali
aristocrazie guerriere]. Tuttavia, specie tra i musulmani, il
ricordo della dominazione mongola evoca un particolare senso di
repulsione, derivato in parte dai racconti delle crudelt e dei
sacrilegi commessi dai Mongoli e in parte dal fatto che, prima
degli imperi coloniali europei del diciottesimo e diciannovesimo
secolo, l'impero mongolo fu l'unico esempio importante di popoli
musulmani e di una civilt musulmana assoggettati a un regno di
miscredenti. Per contro i Cinesi, di gran lunga superiori ai
Mongoli in fatto di civilt, ma relativamente familiari con il
mondo tribale al di l dei loro confini, accettarono - sembra - il
loro predominio senza sentirsene umiliati forse perch al Nord
avevano gi conosciuto la dominazione di altri popoli stranieri.
Secondo il resoconto di un viaggio compiuto nel tredicesimo secolo
da un religioso cinese, i Mongoli erano oggetto di genuino
interesse e rispetto, pi o meno come i Goti per i Romani del
tardo Impero. Non hanno scrittura. I contratti sono verbali o
comprovati da pegni intagliati nel legno. Qualsiasi cibo  diviso
tra di loro e se qualcuno si trova in difficolt, gli altri
accorrono in suo aiuto. Sono obbedienti agli ordini, e non mancano
di mantenere una promessa. Hanno in realt conservato la
semplicit dei tempi primitivi.
   Conclusesi le prime conquiste mongole e diventato chiaro che il
mondo di Gengis Khan non era solo un cataclisma effimero ma una
totale ristrutturazione delle relazioni tra Asia centrale e paesi
periferici, l'impero cominci a prendere al suo servizio uomini di
Stato e funzionari di grosso calibro tra i popoli vinti: prima gli
Uiguri, e i musulmani, poi i Cinesi, gli Iranici e gli Ebrei e
molti altri ancora. In Cina Kubilai [Gran khan dei tartari] si
serv di funzionari del fisco arabi: fu lui, tra l'altro, che
prese Marco Polo al suo servizio. In tal modo l'amministrazione
imperiale divent sempre pi cosmopolita: gli Ilkhan [dinastia
mongola che regn in Persia], soprattutto, furono esenti da remore
razziali nella scelta degli uomini di cui si servivano. Perci la
classe dirigente iranica (con quella notevole tenacia che le ha
assicurato la sopravvivenza attraverso secoli di agitazioni) trov
presto il modo di rendersi utile ai non sofisticati ma pericolosi
padroni, anche se sotto gli Ilkhan gli alti funzionari iranici che
riuscirono a morire nei loro letti furono pochissimi.
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